Lettera aperta al Sig. Formigoni. Chi esclude ha paura

Leggo da Repubblica di oggi, che il Presidente della Regione Lombardia, Formigoni, ha voluto escludere dalla giornata di celebrazione dell’impegno contro le mafie, Umberto Ambrosoli e la famiglia. Cioè la famiglia di Giorgio Ambrosoli, l’eroe borghese dei nostri anni recenti.
Motivazione addotta. Umberto Ambrosoli avrebbe espresso un parere non gradito al Presidente in una recente intervista.

Ecco il punto è che io non credo affatto che la vera motivazione dell’esclusione sia stata questa.
Il Sig. Formigoni, se ne infischia altamente da sempre di ciò che viene detto su di lui e dei pareri anche pesantemente negativi che vengono espressi nei suoi confronti.

Una dimostrazione evidente sta nel fatto che di fronte alla bufera che sta coinvolgendo la giunta regionale lombarda, da lui presieduta, il Formigoni se ne guarda bene sia dal dimettersi, sia dal far dimettere i suoi amministratori indagati per truffe varie, sia di rispondere a quanti lo contestano.

In realtà, la vera ragione dell‘esclusione di Umberto Ambrosoli, credo sia stata un’astuta scelta per togliersi d’imbarazzo.
L’imbarazzo di dover guardare negli occhi chi la dignità non solo sa cos’è ma può vantarla.

L’imbarazzo di aprire bocca per il solito discorso di rito, e sentirsi giudicato da chi l’onestà, la correttezza, il senso della cosa pubblica, dello Stato e del rispetto lo ha vissuto fino al midollo e ne paga un prezzo altissimo dal 1979.

Perchè Giorgio Ambrosoli era una uomo di un’onestà e di una rettitudine brillante. Di un’umanità splendente.
Formigoni di splendente ha solo i soldi che ha fatto grazie alla poltrona che non molla da decenni.

Giorgio Ambrosoli era un cattolico di quelli di un tempo. Formigoni un cattolico di quelli del tempo marcio.

Quello in cui i voti si sono arraffati grazie a CL, grazie all’inganno della croce sullo scudo, grazie alla farsa di un’apparenza che nasconde la verità.

Giorgio Ambrosoli era un uomo che di impegno contro le mafie poteva non solo parlare, ma esserne testimone. Giorgio Ambrosoli certe amicizie non le ha mai avute.

Chi sono invece gli amici di Formigoni? Sono stati Andreotti, Sbardella, Don Verzè e tanti altri. Una fila lunghissima di campioni, non certo buoni modelli. Chi è il Sig. Formigoni? Quale valore sincero potrebbe mettere a disposizione dei ragazzi che oggi affollavano il Pirellone?
Il valore dell’inganno e della prevaricazione?

Di questi è certo un campione.

Il punto, caro Sig. Formigoni è che per quanto potere lei possa aver raspato in quelle mani uncine, c’è un tempo per tutto.

E il tempo in cui lei sia finalmente escluso, con la sua brutta , grigia e torbida presenza nelle istituzioni di questo Paese, speriamo in tanti che sia arrivato. Certamente ne è consapevole se sceglie di escludere. Chi esclude mostra la paura nascosta dietro un falso sorriso.

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L’industriale. In uscita al cinema. La recensione – 100cinema

L’ Industriale, di Giuliano Montaldo, film annunciato e in qualche modo atteso, arriva nelle sale per questo secondo weekend del 2012, in una settimana densa di uscite al cinema.

La recensione del film. Continua a leggere:

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L’industriale. In uscita al cinema. La recensione – 100cinema.


Every One.Basta un respiro per salvare la vita di un bambino, insieme a Save the Children – 100bimbi

E’ ripartita la Campagna Every One di Save the Children. La campagna mondiale per fermare la mortalità infantile.

 

 

Otto milioni di bambini nel mondo muoiono prima di aver compiuto 5 anni.
Sono in tutto 350 milioni i bambini che nel mondo non ricevono mai assistenza sanitaria, nel corso di tutta la loro vita.

Ma possiamo fare qualcosa di concreto. Ognuno di noi, every-one, può farlo.
Basta un respiro.

Continua a leggere:
Every One.Basta un respiro per salvare la vita di un bambino, insieme a Save the Children – 100bimbi.


Del perchè questo Governo non cade

So che susciterò un vespaio di critiche ma trovo che è insopportabile continuare ad ascoltare ogni giorno il coro uniforme e mono-tono che arriva puntuale a commentare le quotidiane sciagurate scelte personali e pubbliche dell’attuale Governo e dei suoi esponenti.

Il baro-Michelangelo Merisi,detto il Caravaggio

Un governo che continua nella sua quotidiana farsa, destinata a coprire l’evidente totale incapacità e incuranza a gestire un Paese  che ondeggia e si arrabatta nel frattempo, per resistere a una crisi economica e morale che sembra non finire piu’ e non avere soluzioni.

In ogni paese del mondo, è la storia che ce lo insegna, soprattutto quella recentissima della primavera araba, in ogni paese del mondo, i popoli si ribellano ad un governo ingiusto che li opprime, a un governo colpevole di inganni, truffe, persino reati , che continua a occuparsi esclusivamente della sopravvivenza e del benessere personale dei suoi esponenti.

In ogni paese del mondo, un governo come il nostro sarebbe stato dimissionato da molto tempo, dai suoi rappresentanti in parlamento o dal popolo direttamente.

Perché in Italia non succede e questo Governo non cade?

Beh io un’idea me la sono fatta. E il motivo fondamentale è che a questo nostro popolo, questo governo fa un gran comodo.

Perché questo non è affatto un paese di gente che paga le tasse, né di gente che vive secondo regole, né di gente che sogna un paese legale e ordinato.

Questo è un paese dove quella maggioranza che ancora sostiene la permanenza di questo governo, è quella che continua a fare i suoi affari attraverso di lui.

La favola che continuano a raccontare in coro all’unisono sindacati e leaders della presunta opposizione, è solo un disco usurato che non corrisponde affatto alla realtà del paese.

Perché la favola che le tasse in questo paese le pagano solo i lavoratori dipendenti, che le pagano tutte e che sono gli unici che non evadono, è veramente la piu’ grande invenzione della demagogia pseudo sociale.

Ed è proprio questo il cuore del problema. Se all’approvazione di una finanziaria che nelle sue linee generali manda alla bancarotta completa tutta la fascia a basso reddito, gli unici a reagiresono 4 gatti di fronte a Montecitorio mentre lo zoccolo duro del paese continua a guardare le fiction, vuol dire che nei fatti la manovra non li riguarderà.

Perché questo è un paese dove i dipendenti pubblici  le tasse le pagano solo sul reddito ufficiale e non certamente sui secondi e terzi redditi che ricavano da attività extra, tenute attentissimamente nascoste al fisco.

Questo è il paese in cui la maestra elementare nel pomeriggio diventa commessa nel negozio di sua proprietà, intestato ovviamente a qualcun altro. Questo è il Paese in cui insospettabili casalinghe viaggiano su tenori di vita ufficialmente insostenibili, poi si scopre che ‘arrotondano’ con gli extra-coniugali. Sempre esentasse.

Questo è il paese in cui parallelamente viaggiano miliardi di cui nessuno conosce la provenienza, o meglio di non si vuole conoscere la provenienza, ma nella maggior parte dei casi cattolici, laici, ex fricchettoni, liberal, intellettuali, esponenti di centro, di sinistra e di destra si ritrovano tutti d’accordo: i soldi sono sporchi solo prima di entrare nelle mie tasche.

Questo è il paese in cui ogni azienda che apre, anche microscopica paga tutto il doppio, per default. Perché questo è un paese in cui il rapporto con le aziende produttive si basa sulla presunzione di reddito. Come a dire che indipendemente da quello che fai o che incassi, se metti su azienda vuol dire che i soldi li fai.

Nessuno ha mai voluto spiegare al resto del paese che un’azienda è un’impresa, è una scommessa, una speranza, un investimento e un grande rischio. Nessuno ha mai voluto spiegare che in un sistema in cui le aziende vengono gestite con uno strumento assurdo come gli studi di settore, quelle aziende non hanno alcuna speranza di sopravvivere se non entrano a far parte del sistema corrotto che chi li governa ha provveduto a creare.

Un sistema, che se non hai gli strumenti per fottere, ti divora completamente usando, a suo beneficio, le risorse che hai messo a disposizione per ingenuo ottimismo.

Questo è il paese in cui la gran parte dei redditi derivanti dagli immobili è in nero e i proprietari della maggior parte delle case, non sono pochi straricchi che vivono alle Antille, ma milioni di piccoli proprietari che quasi sempre possiedono numerosi immobili, intestati a genitori, zii, figli. E che se le case sono intestate a loro le concedono a carissimo prezzo, ma in nero.

Questo è il paese in cui moltissime coppie ricorrono alla separazione legale come escamotage per pagare meno tasse sui propri redditi.

Questo è il paese in cui la cocaina viaggia a tonnellate,  distribuita capillarmente anche attraverso insospettabili casalinghe, liberi professionisti, impiegati di banca, impiegati pubblici, parrucchiere, etc.etc.etc che ‘ci campano’ con questo piccolo commercio…esentasse. Piccolo ovviamente e’ un eufemismo, in termini economici.

Questo è il paese in cui Banche, assicurazioni, finanziarie, fanno capo sempre allo stesso gruppo di proprietà e i giochi li decidono a cena e in vacanza insieme ai sindacati, ai partiti,ai grandi imprenditori, alle mafie, in un banchetto da cui non avanzano neanche le briciole.

Il suonatore di flauto-Michelangelo Merisi detto Il Caravaggio

Questo è il paese in cui l’astio e il risentimento, la rabbia e le proteste anche violente nei confronti della ‘casta’ si alimenta non per senso della giustizia e di equità ma per l’invidia.

Dalla piu’ pura invidia di quelli che vorrebbero gli stessi privilegi per se stessi e che, nel loro piccolo, fanno ogni giorno qualsiasi buon compromesso per averne una parte.

Certo, questo è anche il paese di alcuni onesti, di alcuni incorruttibili, di alcuni idealisti cronici, di alcuni che veramente pagano tutto quello che gli spetta e tutti insieme si ritrovano in chiesa, protestano per la finanziaria, scioperano, si lamentano per la precarietà, in una schizofrenia insanabile che mantiene in vita il sistema.

Smettiamola di raccontarci le favole e smettiamola di sostenere un coro di attori che fa proclami vuoti, per dichiararsi all’opposizione mentre continua ad essere il principale sostegno di questo governo.

Ci piaccia o no, questo governo rappresenta degnamente la maggior parte dei cittadini di questo paese. Nel senso letterale delle parole.


Amy Winehouse. Qualcuno che nessuno ha capito

Amy Winehouse è volata via.  Era qualcuno che nessuno ha capito.

Amy Winehouse

Non sono una tifosa della vita ad ogni costo.

Non sono cattolica nè faccio parte di nessuno di quei gruppi che ritengono il respiro e i battiti cardiaci sinonimo di vita.
Sono tra quelli invece che ritiene di dover riservare la parola vita, a quella complessa meraviglia che accade quando c’è respiro, calore, movimento, benessere, significato, identità.

La morte di Amy Winehouse mi ha colpito profondamente. Amavo la sua voce, la sua straordinaria musicalità e la sua capacità di comunicare emozioni.
Ne sono scossa emotivamente e sinceramente. Non perchè ritengo la morte un fatto grave. Non perchè ritengo bisogna vivere ad ogni costo. Penso alla morte come uno squarcio nel drappo del cielo. Come un’occasione per cogliere l’infinito e guardare in faccia l’universo.

Mi addolora constatare quanto male di vivere restava in quel corpo sempre piu’ magro. Quanto dolore cercava di assopire con quelli che la stampa oggi chiama ‘cockail di farmaci e alcool’.

Mi addolora leggere i commenti, le reazioni e le cronache, Mi dà dolore vedere che tra tutti quelli che fino al giorno prima riempivano giornali e tv con i loro entusiastici giudizi sul talento musicale di Amy e altrettante per fare gossip sulle sue sregolatezze, non ce n’è uno che in quella sua meravigliosa voce, abbia raccolto il dolore e la sensibilità esasperata da cui proveniva.

Nessuno tra gli pseudo esperti si è ricordato che la musica nera, non nasce nel Paradiso del benessere, non cresce a Miami beach, ma nei bassifondi, tra i muri rotti, dove la gente nera si sbatte, soffre e combatte.

Quella musica non la puoi cantare se non ce l’hai dentro.

Nessuno ha avuto abbastanza umanità o generosità o coraggio di salvarle quella vita che lei poco alla volta si è tolta.

Resto in punta di piedi di fronte a chiunque decide, come atto responsabile e immensa prova di autodeterminazione, di rinunciare alla vita. O a quella che alcuni definiscono vita, a prescindere.

Sono tra quelli che aveva esultato per la notizia  che avrebbe finalmente rifatto un tour dal vivo, questa estate e che aveva concluso un periodo di disintossicazione.

Allo stesso tempo ero rimasta profondamente turbata nel vedere le immagini del suo concerto a Belgrado, a giugno, che doveva essere il prequel del nuovo Tour.
Un tour annullato subito dopo, infatti.

Ma Amy, col suo dolore, con il suo male di vivere, con la sua esasperata tenerezza e fragilità, con la sua disperata sensibilità al mondo era lì, davanti agli occhi di tutti, su quel palco.
E nessuno ha voluto prendersene cura.

Il dolore, ora che Amy è libera, resta a noi. E ci chiama, forse, se vogliamo, a cambiare i nostri occhi e il nostro modo di vivere.
Il dolore è per chi resta, piu’ solo e piu’ povero, perchè quello squarcio di cielo verso l’infinito si è richiuso alle spalle di Amy, portandocela via. Per sempre. Senza che noi si abbia afferrata l’occasione di diventare angeli.

Amy Winehouse  ci regalava emozioni e vibrazioni che ora non avremo piu’. Come è già successo, altre volte.

Mi mancherà moltissimo perchè Amy Winehouse era qualcuno che nel cielo sapeva vedere, come negli occhi degli uomini, lasciandosene ferire.

Amy Winehouse era qualcuno che aveva talmente tanto alto il concetto della vita, da non sentirsene all’altezza.